Tracce di Viaggio | Danza, Arte e Performance

Alterità Necessarie.

Dall'eclissi del sé alla "corona del noi" — azione performativa di indagine corporea | pratica di comunità.

Alterità Necessarie — azione performativa di Nicoletta Carboni e Miriam Delbianco, Parco di San Giovanni, Trieste
Un progetto di

Miriam Delbianco (Gruppo 78)
Nicoletta Carboni (TRAMECORPOREE)

Quando e dove

7 ottobre 2026
Parco di San Giovanni, Trieste

Per

Pianeti Invisibili #2

Il rifiuto della produzione apre le porte allo spazio dell'otium, del sentire.

Il progetto si propone come un'indagine antropologica e corporea, ispirata alla poetica della Danzaterapia Danzacreativa di Maria Fux. L'idea nasce dal paradosso del corpo contemporaneo: un corpo presente e vivente, ma con le emozioni altrove, anestetizzate e manipolate dal tessuto sociale del neg-otium produttivo. L'atto performativo diventa un viaggio di liberazione dal vecchio Sé alienato, un'esplorazione dell'invisibile nel reale.

Nel mondo governato dalle logiche dell'efficienza e della prestazione, l'essere umano vive una costante frammentazione. Il corpo si fa ingranaggio, macchina sociale. Questa accelerazione imposta genera una drammatica Eclissi del Sé. Per non "uscire di senno" sotto il peso dell'alienazione, l'individuo si svuota, si assenta: il corpo-macchina esegue ma non esiste. L'eros, il desiderio e l'umanità vivono dimenticati e manipolati dal sociale.

Il rifiuto della produzione apre le porte allo spazio dell'otium, del sentire, apparentemente improduttivo ma emotivamente reale. Qui è la ricerca di un altrove, DENTRO. Un isolamento necessario, un tempo uterino e contemplativo dedicato alla cura del proprio mondo interiore, dove il corpo si muove in una ricerca profonda, esploratore dell'invisibile che ritrova il proprio sé.

Nessun ritorno all'antico isolamento, ma un risveglio dell'eros dimenticato. Quel tempo sottratto alla produzione svela la fioritura dell'identità e apre all'incontro con l'altro (Autrui) – immaginato, desiderato, temuto, sconosciuto – alterità necessaria per riscoprirsi umani. Lo spazio si trasforma in una celebrazione comunitaria, una "Corona del Noi", dove l'umano torna finalmente a riconoscersi e a legittimarsi fuori dalle dinamiche dell'utile.

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